GAV - Gruppo Astronomico Viareggio    

Storia del G.A.V.



In memoria di Paolo Farinella:

Paolo Farinella collaborò con il G.A.V. alla divulgazione dell'astronomia tenendo diverse conferenze da noi organizzate, prodigandosi in consigli e suggerimenti in tema di divulgazione ma anche sui metodi di ricerca. Grazie al suo carattere ed alla sua disponibilità divenne per noi un amico, fu nominato Presidente Onorario per l'interesse e le attività meritorie svolte con e per il GAV. Leggeva le nostre pubblicazioni e spesso interveniva con suggerimenti, puntualizzazioni ed approfondimenti.

Pubblichiamo questa sua lettera di apprezzamento per il G.A.V. in quanto, con il passare del tempo, le sue parole sono rimaste attuali, fornendo un quadro sintetico della bistrattata ricerca in Italia e dei problemi dell'astronomia amatoriale. Quest'ultima, analizzata e spiegata in modo esemplare a tal punto che tutti noi astrofili possiamo riconoscerci almeno in uno dei casi riportati. Per noi del G.A.V. acquista il valore di "memoria" e "guida" da ricordare.

Pubblichiamo questa immagine di Paolo, gentilmente concessa dal suo collega ed amico Prof. Giuseppe Longo, in quanto lo ritrae così come molti di noi lo hanno conosciuto e come ci piace ricordarlo: sorridente e felice.

 

Perché apprezzo il G.A.V.

Prof. Paolo Farinella
(13 Gennaio 1953 -  25 Marzo 2000)

 

Benché il nostro sia il paese di Galileo, non si può dire che in esso la scienza goda di buona salute.

Le nostre spese per la ricerca non superano l’ 1,5% del prodotto nazionale lordo, circa la metà rispetto agli altri paesi industriali avanzati; gran parte di tali risorse sono destinate a finanziare ricerca industriale e applicata, non ricerca fondamentale; l’insegnamento della scienza nella scuola, in particolare nella scuola media, è quantitativamente ridotto e spesso qualitativamente scadente; e per quanto riguarda i media, dominano in questo campo il sensazionalismo, la superficialità, l’approssimazione.

Tutto ciò non è un caso: ancor oggi la cultura dominante in Italia vede la scienza come un insieme di specialismi e di tecniche, magari utili ed efficaci, ma inesorabilmente aride, noiose, criptiche.

Gli scienziati vengono così considerati o come dei soloni presuntuosi e pignoli assorbiti nell’inaccessibile mondo delle loro “teorie”, oppure, nel migliore dei casi, come dei cervelloni un po’ pazzerelli e distratti, e comunque poco attendibili nelle questioni di tipo pratico.

 

C’è però una minoranza che si ostina a pensarla diversamente, ed a considerare la scienza come un’eccitante avventura intellettuale, ricca di sfide, emozioni, conquiste; come un’attività in cui il contatto con la natura non si esaurisce in sensazioni superficiali di amore cosmico, ma diventa conoscenza, lavoro programmato, sforzo cooperativo; come un modo di fondere il gusto “classico” per le costruzioni concettuali rigorose e accurate e quello “romantico” per la bellezza e le sfide (per usare la terminologia introdotta da R. Pirsig nel romanzo “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”).

Tutto questo è particolarmente vero quando restringiamo la nostra attenzione all’astronomia, che è forse fra tutte le scienze la più vecchia e matura.

Rigore matematico e gusto dell’esplorazione e della scoperta; tecniche raffinate e immagini affascinanti; senso di fusione col cosmo e analisi delle sue manifestazioni: per quanto contrastanti fra loro, queste caratteristiche costituiscono una solida motivazione tanto per chi di astronomia si occupa in modo professionale (come chi scrive) quanto per chi decide di dedicarvisi a livello di attività amatoriale.

 

In quest’ultimo caso, vi sono tuttavia alcuni rischi che non vanno dimenticati. Il primo lo chiamerei il “rischio dell’hobby tecnologico” : si tratta dello sviluppo di un’ “insana” passione non tanto per l’oggetto specifico del proprio interesse originale (diciamo i viaggi, la musica, o i corpi celesti) quanto per i mezzi tecnici da impiegare allo scopo (la motocicletta, lo stereo, il telescopio).

Molti appassionati di astronomia finiscono così per trascurare lo studio della materia e l’elaborazione di un programma di ricerca sensato, in favore di un lavoro indefesso e un po’ maniacale  sugli “strumenti”, visti come oggetto d’interesse in sé.

Non c’è nulla di male in questo, naturalmente: ma certo la scienza finisce per restare assai sullo sfondo.

All’estremo opposto, porrei il rischio dell’”hobby libresco”: qui il fuoco dell’interesse diventa l’accumulo e la lettura disordinata di libri e riviste divulgativi, senza che a ciò faccia riscontro un’attività di osservazione e di ricerca in proprio, e neppure un lavoro sistematico di studio e di approfondimento.

Infine, citerei il “rischio della presunzione” : dal caso estremo del dilettante che si autoconvince di aver fatto qualche scoperta rivoluzionaria (normalmente, in campo teorico) e che la “scienza ufficiale” congiura per sottrargliene il merito, a quello, meno megalomane ma forse anche più dannoso, di chi si spaccia di fronte al pubblico o nelle scuole per “esperto” di temi complessi che conosce in realtà solo per sentito dire e in modo molto superficiale.

 

Vi sono molti casi, tuttavia, fra gli appassionati di astronomia, in cui essi hanno saputo evitare brillantemente tutti i rischi sopra elencati, coniugando in modo equilibrato e realistico le attività di studio e documentazione, il lavoro sugli strumenti, l’osservazione diretta  e la divulgazione.

Quando a ciò si aggiunge la costruzione di un gruppo, in cui le persone di gusti e provenienze diverse riescono a coordinarsi e collaborare efficacemente, credo che alla passione intellettuale ed alla curiosità proprie della ricerca si sommi la motivazione di un’esperienza umana di grande valore.

In questi casi, c’è solo da augurarsi che il lavoro del Gruppo non venga scoraggiato da difficoltà pratiche o logistiche, aggravate dall’indifferenza e dal burocratismo di questi enti pubblici che dovrebbero promuovere la cultura dei cittadini.

Se questa situazione è purtroppo abbastanza frequente, c’è da dire che negli ultimi anni essa appare modificarsi in senso positivo: sono sempre più le autorità e gli amministratori, specialmente a livello locale, che sanno apprezzare il valore dell’attività e della cultura scientifica promosse da gruppi di appassionati: specie in un campo, come l’astronomia, che a ciò si presta particolarmente per le sue caratteristiche intrinseche.

 

Finisco passando da questo lungo discorso di tipo generale all’esempio particolare che me ne ha fornito lo spunto: quello del Gruppo Astronomico Viareggio.

Sulla base della mia collaborazione diretta a diverse iniziative di questo gruppo, direi che si tratta di un caso esemplare di attività scientifica amatoriale in cui si fondano ottimismo e serietà d’intenti, lavoro paziente e curiosità culturale, attenzione agli aspetti tecnici e strumentali e ricerca di contatto con un pubblico ben più vasto del gruppo stesso.

Quindici anni di attività in questo senso sono molti, ed io voglio augurare agli amici del G.A.V. di continuare ancora a lungo così, coinvolgendo altri appassionati giovani e anziani e non lasciarsi scoraggiare dai problemi e dalle difficoltà.

A proposito delle quali, vorrei cogliere l’occasione per rivolgermi agli amministratori pubblici cui il gruppo ha richiesto e chiederà aiuto e supporto: a mio giudizio, tale supporto è senz’altro nell’interesse dei cittadini; è una tessera del mosaico, che bisogna saper costruire, di una società più colta, consapevole e democratica.

Prof. Paolo Farinella
 
Nacque a Migliarino (FE) nel 1953. Si laureò in Fisica a Pisa nel 1975; fu ricercatore universitario presso l’Università di Pisa dove si occupava di Meccanica Celeste e Planetologia. Svolse ricerche sull’origine del Sistema Solare e sulla dinamica e la storia collisionale di asteroidi e satelliti.
Scopritore nel
1998, insieme a Rubincam, dell'Effetto Yarkovsky Stagionale. 

La biografia ed altro sul sito: Tunguska

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento 26-10-2008
 


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